L’accessibilità in ambito sportivo è ancora oggi un tema centrale nelle politiche di inclusione, soprattutto per le persone sorde. In questo contesto, il ruolo degli interpreti in lingua dei segni (LIS) si rivela strategico: non solo facilitano la comunicazione tra atleti, tecnici e organizzatori, ma garantiscono anche una piena partecipazione agli eventi sportivi, dentro e fuori dal campo. L’interpretariato LIS non è un servizio accessorio, ma un elemento strutturale dell’inclusione, capace di incidere concretamente sull’equità e sulla fruibilità delle attività sportive. In questo articolo analizziamo le buone prassi, le criticità e le potenzialità di quello che a tutti gli effetti può definirsi un modello sportivo davvero accessibile, dove la comunicazione visiva è protagonista.
Scopriamo come la lingua dei segni scende in campo con Paola Bonifazi e Marcello Cardarelli, interpreti della Federazione Sport Sordi Italia (FSSI) appena rientrati dalle Deaflympics tenutesi quest’anno a Tokyo dal 15 al 26 novembre (ne avevamo parlato qui) a cui abbiamo chiesto un approfondimento sul loro lavoro di interprete durante l’evento sportivo.
Vi piace interpretare in ambito sportivo? Perché?
Paola: Si, anche se è tanto complesso. Il contatto con le nuove generazioni dà sempre nuova energia e punti di vista diversi, e il fatto di viaggiare molto rende il tutto ancora più stimolante.
Marcello: Si, è molto stimolante per varie ragioni, oltre alla necessità di avere conoscenza di un linguaggio estremamente tecnico in ogni disciplina (sia in italiano che in LIS), è anche interessante come cambia l’interazione a seconda che tu stia interpretando per una riunione tecnica prima di una partita oppure durante un time out in gara.
Da quanto tempo svolgi servizi di interpretariato in ambito sportivo e quali competenze specifiche servono, secondo te, per interpretare in questi contesti? È necessario avere esperienza sportiva in prima persona?
Marcello: le prime esperienze le ho fatte quando ancora ero un giovane interprete alle prime armi, parliamo della fine degli anni ’90; mio padre era delegato regionale Lazio per il settore Silenziosi della FISD, Federazione Sport Disabili prima e poi con la Federazione Sport Silenziosi dalla quale poi è nata l’attuale FSSI. Poi per un periodo l’esperienza con lo sport è stata più saltuaria ed è ripresa in maniera più continuativa negli ultimi dieci anni grazie alla Federazione Sport Sordi d’Italia. L’esperienza sportiva aiuta, vengo dal basket, ho giocato quindici anni a livello agonistico, certe dinamiche le cogli al volo. Poi serve conoscere a fondo lo sport che stai interpretando, sapere cosa sia per esempio nel basket un pick and roll. Un allenatore durante la riunione tecnica userà riferimenti sul campo di gioco e termini che per tutti sono molto chiari, ma lo devono essere anche per chi interpreta.
Paola: Quest’anno ricorrono i vent’anni dalla mia prima esperienza alle Deaflympics, a Melbourne nel 2005. È stato allora che ho iniziato questo percorso, grazie all’allora Presidente del Comitato Sportivo Sordi Italiani(CSSI), Guido Zanecchia – oggi Presidente della FSSI – che ha visto in me quelle qualità e competenze che, in base alla sua esperienza, prima come atleta nazionale e poi come dirigente sportivo, sono fondamentali in questo ambito: determinazione, flessibilità e capacità di adattarsi ai contesti più disparati. E se si conosce l’ambito per questioni personali, meglio ancora! A queste si aggiungono poi competenze linguistiche, sia in International Sign (IS) che in inglese, fondamentali in setting multilingue.
Come avviene la preparazione ad un evento sportivo come le Deaflympics?
Paola: Si ritirano fuori tutti i glossari tecnici delle lingue prevalentemente utilizzate, LIS e inglese. e si rispolverano i regolamenti tecnici di ogni disciplina. Si studiano con attenzione le location, le distanze, il programma delle gare, delle riunioni e degli eventi. La regola è la stessa per ogni servizio: più si è preparati, migliore sarà il risultato.
Marcello: Questa è la mia quarta Deaflympics, ne ho vissute tre in trasferta ed una da nazione ospitante, quella invernale del 2019 in Valtellina e Valchiavenna. Il lavoro cambia molto se sei la nazione ospitante o meno. Quando vai in trasferta con la delegazione italiana lavori molto all’interno, con le squadre, gli atleti ed i media per l’Italia, poi chiaramente sul campo puoi avere necessità di dialogare in inglese con arbitri e organizzatori. L’importante è avere chiare le regole di gioco, riferimenti del campo della disciplina e terminologia.
Incontri difficoltà durante i servizi sportivi? Se sì, quali sono le principali difficoltà e come le gestisci?
Marcello: All’inizio, il lessico spesso è stato già codificato e consolidato, il confronto con le persone segnanti del gruppo è fondamentale, il feedback che arriva da loro è importantissimo.
Paola: Le difficoltà possono essere differenti: nuovo lessico, nuove culture, nuove persone. Ogni delegazione è diversa dalle altre. Oggi la comunicazione è sempre più multimodale, e questo richiede attenzione, rispetto e adattabilità: bisogna saper accogliere le scelte linguistiche e le peculiarità di ogni disciplina, dirigente, atleta e persona. La nostra più grande risorsa, in ogni ambito linguistico, sono le persone sorde. Chiedere è fondamentale: spesso “i segni” ci sono, siamo solo noi che non li conosciamo.
C’è un’esperienza che ti ha particolarmente colpita o emozionata nel tuo lavoro di interpretariato sportivo?
Paola: Ogni medaglia, ogni traguardo è il risultato di tanto duro lavoro, di impegno e di dedizione condivisa. Far parte, anche solo in maniera marginale, di Casa Italia e di un sistema che negli anni è cresciuto fino a diventare una delle realtà più solide del movimento sportivo italiano è un privilegio e una responsabilità che non tutti possono sperimentare da vicino. È un onore poter contribuire, come professionista, alla crescita del movimento sportivo dei sordi italiani e della FSSI, che non smetterò mai di ringraziare per la fiducia che ripone in me da 20 anni.
Marcello: I risultati sportivi portano sempre grandissime emozioni, la vittoria di una partita importante, di un finale, vincere una gara con un record del mondo, è qualcosa che vista da dentro è sempre un’emozione grandissima. Per chi come me ha vissuto da giocatore uno spogliatoio, poter rivivere quelle emozioni è sempre sentirsi un po’ a casa. L’atmosfera che si respira è sempre un po’ particolare, le relazioni che costruisci con tutta la delegazione in quei quindici giorni ti fanno sentire parte di un gruppo, ci tengo a ringraziare la Federazione Sport Sordi d’Italia per questa collaborazione che ormai va avanti da quasi dieci anni.
L’accessibilità nello sport passa anche, e soprattutto, dalla possibilità per ogni atleta e spettatore di comunicare, comprendere e partecipare. L’interpretariato in lingua dei segni rappresenta oggi una risorsa imprescindibile per garantire pari opportunità alle persone sorde in ambito sportivo. Investire in servizi di interpretariato professionale, formare operatori e promuovere una cultura inclusiva all’interno delle organizzazioni sportive non è solo una questione di equità, ma anche di qualità e innovazione. Rendere lo sport realmente aperto a tutti significa riconoscere il valore della diversità comunicativa come parte integrante del gioco.
Articolo a cura di Connie Ciocia,
interprete VEASYT italiano-LIS
Guarda la traduzione in lingua dei segni italiana (LIS) del seguente articolo a cura delle interpreti VEASYT Laura Fedeli, Elena Pretato e Martina Previti:
